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Wednesday, October 22, 2008

Kyoto ed il costo economico del Pianeta


Ieri a Ballaro' si e' parlato anche dei costi per il nostro Paese (solo per il nostro?) dell'applicazione del Protocollo di Kyoto. Castelli se ne e' uscito con un'affermazione del tipo "Cina e India che non lo hanno firmato" e quindi le loro aziende sono molto piu' competitive di quelle italiane. 
L'India e la Cina, che hanno ratificato il protocollo, non sono tenute a ridurre le emissioni di anidride carbonica nel quadro del presente accordo, nonostante la loro popolazione relativamente grande. Cina, India e altri paesi in via di sviluppo sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyoto perché essi non sono stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico.
Questo perche',  ovviamente, dopo vent'anni che si parla del secolo cinese e indiano e che bisogna puntare sull'innovazione e la ricerca invece che sulle produzioni a basso contenuto tecnologico, il nostro sistema produttivo e' al palo. Ossia: dal 1997 (anno della firma) ad oggi (11 anni!) non solo il nostro Paese non ha mantenuto gli impegni ma pretende, vista l'emergenza (notato che ritorna sempre?) economica, che l'Unione Europea non renda operativi gli accordi tramite il famoso 20 / 20 / 20 (e che quindi l'Italia venga, tanto per cambiare, multata di nuovo per l'ennesima inadempienza).

L'accordo di Kyoto e' stato da noi ratificato nel 2002 ed e' entrato in vigore nel 2005. Ossia in pieno Governo Berlusconi II, che evidentemente pensa che i trattati non siano altro che pezzi di carta: non solo Kyoto non e' stato rispettato ma anzi le emissioni Italiane sono aumentate!
Gli unici che lo hanno firmato ma non applicato sono gli USA:
In principio, il presidente Bill Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta.
Ossia, l'amico di Silvio ha tirato fuori gli stessi argomenti (Kyoto costa alle imprese americane) e si e' rifiutato di metterlo in atto. Per di piu' il protocollo e' riconosciuto essere insufficiente (e' stato un compromesso al ribasso e sicuramente un nuovo accordo e' necessario che costringa Cina ed India a mettersi in riga): il punto e' che, se proprio non vogliamo pensare al futuro del pianeta, dobbiamo pensare alle opportunita' economiche di un campo innovativo come quello delle energie (in cui noi avremmo tutto l'interesse a primeggiare). 

Invece difendiamo produzioni vecchie, ancora una volta testimoniando la scarsa capacita' di innovare del sistema delle imprese e l'incapacita' della politica di pensare in grande invece che ridursi ad una lobby di questo o quello (banche, industrie): scegliete voi qual e' la piu' triste.

Insomma:
  • pensiamo di competere con i cinesi sulla manufattura;
  • tagliamo su scuola e ricerca (e quindi pensiamo di dover competere anche in futuro sulla manufattura);
  • stiamo capitanando i paese dell'Est (industrie primitive) contro i partner avanzati della UE (e soprattutto la Spagna che prendera' probabilmente il nostro posto visto che loro nelle Energie investono alla grande: Rubbia non per niente ha costruito li' la prima centrale solare);
  • Firmiamo e ci rimangiamo accordi.
  • Non pensiamo a lungo termine ma solo nell'immediato: quindi difesa ad oltranza delle lobby produttive attuali e chi se ne frega di quello che verra' dopo (Silvio ha 72 anni: stara' pensando che tanto non campera' abbastanza da sorbirsi la fine di tutto?).
Perche' c'e' emergenza. E su questo ci campano grazie ai media servi e all'opposizione flaccida: l'emergenza giustifichera' sempre l'Uomo della Provvidenza nel piegare la legge.

Tuesday, October 14, 2008

Il costo del lavoro

Vediamo di fare il punto sul mio giro di colloqui sino ad ora ... in generale per gli informatici o contratti a progetto (quindi precarieta') o a tempo indeterminato di tipo metalmeccanico.
Al di la' della equivalenza logica (per gli imprenditori):

informatica : industria = informatico : metalmeccanico

(che e' un fatto riconosciuto) mi sono stati rivelati anche alcune altre informazioni interessanti, che posso riferire senza violare nulla di confindenziale:
  • per Confindustria i singoli lavoratori italiani costano tra i 160 e i 230 euro al giorno (includendo stipendio, assicurazioni varie, fondi pensione, tasse, logistica di supporto come l'amministrazione & C.), mediamente 185 euro.
  • ingegneri indiani super-skillati costano invece 60 euro (quindi meno di un terzo di uno italiano).
Quindi per le aziende che producono software ha senso dare in appalto la realizzazione agli Indiani secondo specifiche di analisi prodotte dagli Italiani. I primi hanno fatto di questa fabbrica informatica un vero business: addirittura si prendono in carico la traduzione dei contratti scritti in lingua italiana e, secondo accordi standard, in caso di controversi fa fede il contratto in italiano. Credo che questo dia il senso dell'India come fabbrica dell'IT rispetto alla Cina come fabbrica di hardware.

In soldoni diventa possibile per le imprese italiane, operare ricarichi impensabili normalmente (nell'ordine del 40%) pur rimanendo estremamente competitivi sul mercato. Inutile dire che nel breve e medio termine questo diventa una specie di miracolo: loro si sgarzettano il bagno di sangue che ogni implementazione comporta e le imprese si intascano guadagni impensabili prima.
Ovviamente, tenere in collegamento questi due mondi distanti (culturalmente, geograficament, temporalmente e e tecnologicamente) e' un problema non da poco: non deve sorprendere quindi che i processi software distribuiti siano uno degli ambiti di ricerca piu' hot del momento.

Ovviamente, nel lungo termine questo significa per l'azienda la perdita di capacita' di produzioni proprie. Quindi? Suicidio? No, trasformazione in fornitore di servizi: ospitare nella propria server farm applicazioni (scritte dagli indiani) per le quali far pagare canoni (di affitto, utilizzo, hosting, ...) ai clienti. Ossia, terziarizzazione dell'industria del software (che gia' non e' che sia chissa' concreto).

Wednesday, September 17, 2008

I liberisti

I liberisti sono quelli che il mercato e' competizione e selezione, implicita ed oggettiva meritocrazia. 
I liberisti sono quelli che negli anni '90 invocavano "Piu' mercato, meno Stato" implicitamente suggerendo "Piu' efficienza, meno sprechi".
I liberisti sono i privati che invocano la concorrenza quando non c'e'.
I liberisti sono i privati che vogliono liberare il loro genio imprenditoriale senza i lacci di regole superflue.
I liberisti sono anche i finanzieri della globalizzazione, di quelli che tagliano i costi ed esportano i capitali nei paradisi fiscali.
I liberisti sono i manager che intascano le stock options quando le aziende da loro dirette falliscono.
Liberisti sono i top manager della Enron che si sono presi 25 anni di carcere ciascuno per il crack dell'azienda.
Liberisti sono Tremonti e Silvio che invocavano il Mercato come Promessa Salvifica quando si trattava di spartire il bottino delle grandi aziende pubbliche.
Liberisti sono l'ex-comunista D'Alema e l'ex-socialista Amato ai tempi della merchant bank a Palazzo Chigi.
Liberisti sono Colaninno, Tronchetti Provera e Ligresti.
Liberisti sono quelli che nel 2008 invocano l'intervento dello Stato a salvare le aziende dalle loro stesse speculazioni.
Liberisti sono gli imprenditori patriottardi che si appellano all'italianita' quando si rendono conto che con gli stranieri, senza lo sponsor politico, non ce la fanno.
Liberisti sono quelli che non capiscono una mazza di aviazione ma si sono iscritti alla cordata per alitalia perche' cosi' avranno la parte di bottino per l'Expo 2015 di Milano.
I liberisti sono quelli che in tempi di abbondanza voglio tutto ed in tempo di carestia non vogliono dare niente.
I liberisti sono quelli che se gli va bene "e' merito mio" e se va male "e' colpa degli altri".

Liberista e' sinonimo di furbastro. Ma invece di essere punito lui, viene punita la collettivita' di sciocchi che ha creduto al facile guadagno. Quelli che credono alle favole come il fatto che possano esistere Paesi che fabbricano e paesi da terziario avanzato. 

"Liberista" e "liberismo" sono stati in questi anni solo delle etichette per una truffa finanziaria su scala globale. Ed oggi la realta' presenta il conto. Se non state tremando, dovreste iniziare perche' questo "non e' la fine e nemmeno il principio della fine ma forse la fine del principio".

Wednesday, August 27, 2008

Compagnia Aerea Italiana

La sapete l'ultima? La cordata degli imprenditori italici (dagli imprenditori con le pezze al culo come Tronchetti agli speculatori paramafiosi come Ligresti passando per le banche che si sono fatte le ossa scaricando sui risparmiatori i risultati delle loro speculazioni) si prendera' la newco con tutti gli asset di valore di Alitalia per due soldi mentre una badco si prendera' tutti i debiti ed i settori in perdita. Ovviamente quest'ultima dovra' fallire e indovinate i debiti chi li paghera'? Lo Stato, cioe' noi: giusto un altro miliardino di euro. Ovviamente questi tizi, non sapendo niente di aviazione civile, ora cercheranno di negoziare con un grande soggetto internazionale (Air France? Lufthansa?) che possa gestire il tutto: ossia questa newco sara' una compagnia regionale priva di importanza, inventata soltanto per cercare di salvare la faccia al Premier che ovviamente dovra' compensare in qualche modo questi suoi amici imprenditori (per es., ricordate che Ligresti e' a capo di Impregilo che ha l'appalto per il ponte sullo Stretto?).

Di piu': questi signori potranno rivendere la compagnia tra un anno, possibilmente guadagnandoci su. Insomma il solito capitalismo all'Italiana dove le perdite sono pubbliche e i profitti privati. E tutto questo successo per il Paese con solo 7000 esuberi nel personale! Venghino signori e signore al Circo Silvio & Co. dove nani e ballerine incantano il pubblico con manovre a 90 gradi tra gli applausi fragorosi di giornali e TV.

Oramai e' assodato che la tendenza di questo blog non e' favorevole all'attuale Governo e alla sua maggioranza parlamentare (ma una volta non era il governo che era espressione della maggioranza?) ma anche soltanto attenendoci ai fatti nudi e crudi, senza fare collegamenti con il recente passato (si sa che la memoria e' esiziale per i criminali), ancora una volta abbiamo la prova che sono piu' che incapaci: manifestamente in malafede. Ne vedremo delle belle da quest'autunno in avanti. E chissa' che finalmente inizi la parabola discendente dell'amico di Putin. PDmenoelle permettendo.

Friday, June 20, 2008

Mamma voglio andare in America ...

... a cercare Giustizia! Ricordate la crisi dei mutui subprime? (Edit: A proposito leggete cosa sono). E avete presente che l'economia globale e' eminentemente un'economia finanziaria e che quindi gli speculatori (i furbetti, da noi) devono essere puniti perche' le loro azioni al di fuori delle regole provocano crisi immense? Be', in America si fa sul serio:
"Il dipartimento della Giustizia è determinato a portare alla luce e punire le frodi sui mutui, per contribuire a riportare la stabilità e la fiducia nel nostro mercato immobiliare e in quello del credito"
Noi invece sempre in leggera contro-tendenza con la depenelazzizazione dei reati societari come il falso in bilancio(vedi il caso Enron) . Il principio di ogni legislazione e' chiaro: la punizione deve essere commisurata alla gravita' dei reati. In quest'epoca i reati finanziari sono gravissimi perche' mettono a repentaglio economie di interi Paesi. In America, al di la' del legalismo imperiale che vige da sempre, lo hanno ben chiaro: da noi invece si va nella direzione opposta. Quanto tutto questo dipenda dall'avere un certo personaggio come presidente del Consiglio? La risposta come esercizio per il lettore.

Ps: si, l'immagine non c'entra niente. Almeno per chi ha la testa nel pallone :P

P.P.s.: e manco a farlo apposta oggi Grillo ha pubblicato un post proprio sull'argomento economia & finanza ;)

Monday, May 26, 2008

Cambiamenti

Sapete che vi dico? Che mi sono rotto di dover pensare all'ovvio: che i cittadini onesti possano andare in giro senza essere schiavi della criminalita', che i criminali stiano in Parlamento piuttosto che in galera, che si discuta sul prestigio delle Istituzioni paralizzate, che la raccolta differenziata sia ancora argomento di discussione e potrei continuare per pagine e pagine. Ora basta. Ne ho abbastanza di dover seguire le emergenze. Indi per cui ...

Fermiamoci a riflettere sui Conflitti di Quarta Generazione (4GW), ossia sui conflitti tra Stati ed entita' non statuali. Vediamone alcune forme possibili, senza cercare di girarla sulla solita cospirazione dei poteri occulti:
  • Immigrazione massiccia, illegale/irregolare e completamente aliena e risposta ideologica e terzomondista ("dobbiamo accoglierli").
  • Istituzioni inesistenti quando non screditate e giustizia fai da te (uno dei principi alla base di ogni Stato e' che le Istituzioni hanno il monopolio della violenza)
  • Lo Stato Maggiore americano sta cambiando i criteri di selezione del personale dei quadri superiori visto che la strategia hi-tech superiority non ha sortito gli effetti sperati.
  • Costi delle materie prime alle stelle a seguito della bolla speculativa che sta fagocitando ogni tipo di mercato e delle richieste sempre maggiori di Cina ed India (speriamo nella saggezza dei loro dirigenti e nella incapacita' di quelli Africani).
  • Globalizzazione dell'economia (quando sia inevitabile e quanto non invece spinta e' da vedere)
Insomma il mondo sta cambiando, per rimanere sulla cresta dell'onda bisogna adeguarsi ma da noi si parla sempre delle stesse cose: i problemi si incancreniscono ed alla fine, per togliere il marcio, tocca fare da se. Sino a quando qualcuno maggiormente organizzato non arriva e fa piazza pulita.

Monday, April 14, 2008

La crescita del PIL salvera' le Nazioni

... ma solo in un modo di psiconani e topo gigi: la realta' e' che il Prodotto Interno Lordo (PIL, per gli amici) e' una truffa: la sua crescita non e' correlata alla qualita' della vita ma solo alla produzione. Di Silvio e' inutile parlare perche' vive in un mondo suo, ma che anche Uolter esalti la crescita del PIL in maniera acritica certo lascia l'amaro in bocca.

Ossia, l'importante e' produrre, non importa in che modo o quale impatto abbia sull'ambiente: se produci una merce, la devi esportare in modo che costi di piu' dove viene importata; grazie al trasporto della merce cresce il PIL; grazie all'imballaggio cresce il PIL; grazie agli inceneritori per distruggere imballaggi e scarti cresce il PIL; se ti ammali, cresce il PIL (perche' c'e' bisogno di farmaci ed ospedali); se usi diserbanti e concimi chimici cresce il PIL; se con la tua macchina sei bloccato nel traffico ad intossicare i passanti il PIL sale perche' tu consumi carburante e loro vanno a curarsi asma ed allergia, etc etc.

Anche Robert Kennedy tratto' l'argomento (prima di essere assassinato):


Insomma, sara' anche l'"indice economico della ricchezza prodotta all'interno di un paese" ma sicuramente il costo della produzione di tale ricchezza e' una voce depennata dal bilancio. Il Pianeta, pero', scopre certi giochetti e sta presentando il conto.

Saturday, June 30, 2007

Europa e commercio globale

Stavo giusto leggendo qualche brano di "Hitler's table talk" e mi ha particolarmente colpito questo passo (25 settembre 1941):
It would be a wise policy for Europe to give up the desire to export to the whole world. The white race has itself destroyed its world commerce. The European economy has lost its outlets in other continents. Our manufacturing costs prevent us from meeting foreign competition.
Dunque: i prodotti europei non erano competitivi ... già allora, eh? Vediamo allora qual e' invece l'alternativa a Bretton Woods:
Wherever it may be, we are so handicapped that it's impossible to gain a footing anywhere. For the foreigners still need, there's a cut-throat struggle between suppliers. To gain access to these markets, one must pay such premiums that it represents a disproportionate effort for our economy. Only new inventions sometimes enable one to do a little business.
Ossia: solo con prodotti innovativi si potrebbero conquistare i mercati. Ma ne varrebbe la pena? Secondo Hitler l'unico modo che avrebbe un popolo di sopravvivere sarebbe semplicemente non avere bisogno di commerciare ma avere accesso diretto alle materie prime di cui ha necessità: ferro, petrolio, carbone, legname, granaglie, ... . Un'economia autarchica auto-sostenuta: prodotti industriali per produrre, materie prime per sostenere i produttori.
In che modo il sistema si bilanci mi sfugge (gli scambi come sono regolati? Libera domanda-offerta? Intervento statale? "Ibrido"?)

Certo fa abbastanza impressione:
  • Potenze dell'Asse: aree economiche ben definite, indipendenti ed autosufficienti. In una parola: autarchiche.
  • Nazioni Unite (gli alleati occidentali): un'economia globale regolata da un sistema di scambi "libero" (si fa per dire). Tutti interdipendenti, nessuno avrà interesse a rompere il sistema (il blocco sovietico si estraniava da tale concezione ...)
Selezione contro assimilazione: due modi per arrivare ad un unico mondo (risultato obbligato visto lo sviluppo tecnologico). L'assimilazione (economica) diventerà anche politica (qualcuno ha detto "Governo mondiale"?) ?

Ringraziamo la Cina e la sua mancanza di Democrazia se questo è ancora da arrivare. Ringraziamo l'incapacità degli africani di uscire dallo stadio sociale tribale se mancano i concorrenti per i cinesi (manodopera a basso costo). Ringraziamo l'imperialismo americano che ci ricorda la differenza tra propaganda e pratica della politica. Ringraziamo tutti. Ma non gli europei.